Akabeko

L’akabeko (da beko, che significa vacca) è un giocattolo tradizionale molto diffuso nella regione giapponese di Aizu, nel Tohoku, ed è composto da due pezzi di cartapesta ricoperti in legno, dipinti e laccati in rosso in modo tale da sembrare una mucca o bue: i due pezzi rappresentano rispettivamente la testa e il corpo dell’animale e si incastrano creando un effetto di movimento del capo nel momento in cui il giocattolo viene mosso. Il corpo è infatti cavo e aperto su una estremità, mentre la testa e il collo si vanno ad inserire in questa apertura e vi rimangono per così dire sospesi grazie ad un pezzo di spago, che permette il movimento. L’akabeko è talmente popolare da essere diventato uno dei simboli della regione di Aizu, nella prefettura di Fukushima, oltre che un simbolo di devozione al Buddha.

La produzione avviene nell’ambito di una dozzina di laboratori, per lo più a conduzione famigliare, là dove i membri si tramandano la tecnica di generazione in generazione. Ci vogliono circa 10 giorni per realizzare un akabeko: l’artigiano inizia avvolgendo della carta bagnata (washi) intorno a due blocchi di legno, a formare il corpo della vacca e la testa. Una volta che la carta si asciuga, l’artigiano la divide in due per il lungo e rimuove i blocchi di legno, andando poi a ricongiungere le due parti mediante un imballaggio con ulteriori strati di washi. La colorazione dell’oggetto avviene con vernici nere, rosse e bianche e i disegni dei dettagli possono variare da laboratorio a laboratorio: nel laboratorio della famiglia Igarashi, ad esempio, viene eseguito il disegno del carattere cinese Kotobuki, che simboleggia longevità e fortuna, mentre sul dorso del bovino vengono realizzati un sole e una luna. Il tocco finale è rappresentato da uno strato di lacca.

Origini

L’akabeko pare essere ispirato ad un bovino realmente vissuto nel IX secolo, che la leggenda narra fosse particolarmente devoto al Buddha: a tal proposito esistono due versioni della leggenda, una secondo la quale l’animale si sarebbe rifiutato di abbandonare il sito del tempio di Yanaizu che aveva contribuito a costruire, trasportando il legname sul suo dorso, l’altra secondo la quale l’animale avrebbe donato la sua anima al Buddha e si sarebbe successivamente trasformato in pietra. I primi esempi di akabeko risalgono alla fine del XVI secolo e inizialmente si credeva fossero in grado di allontanare malattie come il vaiolo.
Gamo Ujisato, il signore della regione di Aizu, era venuto a conoscenza di questa leggenda e aveva ordinato agli artigiani della sua corte di creare un giocattolo a memoria della vicenda. Nello stesso periodo il Giappone fu colpito da un’epidemia di vaiolo e contestualmente si notò che coloro che possedevano il manufatto non venivano contagiati, forse grazie al colore rosso che caratterizzava l’oggetto: fu così che gli akabeko diventarono amuleti per tenere lontane le malattie e si diffusero con grande rapidità.

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